Alan Friedman – IoT: le due facce di una stessa medaglia

Alan Friedman – IoT: le due facce di una stessa medaglia

di DORA CARAPELLESE

Luci e ombre dell’Internet of Things

Intervista ad Alan Friedman per capire il punto di vista internazionale su un settore che si sta muovendo velocemente e in modo diverso nei vari Paesi. L’Italia ancora il fanalino di coda, anche se il nuovo Piano Calenda la pone in una posizione molto favorevole rispetto all’Europa, per la fiducia diffusa sia nei cittadini che nelle aziende sul fatto che la rivoluzione 4.0 possa portare molto presto i suoi frutti.

Qual è il suo punto di vista in termini di peso economico che sta assumendo sempre più l’IoT?
Il peso economico dell’Internet of Things va calcolato nella misura in cui può diventare sovvertitore o distruttore degli schemi e dei modelli economici riconosciuti. Quando l’IoT viene legato all’intelligenza artificiale, si parla di migliaia di collegamenti attraverso Internet, di sistemi che cambieranno in modo rivoluzionario l’economia mondiale. Negli USA tutto questo è già cominciato, seguono Cina, Asia e resto del mondo. L’avvento dell’Internet of Things cambierà la vita di tutti noi. Sicuramente è una grande opportunità che nasconde anche un grande rischio: mette a repentaglio un numero considerevole di posti di lavoro.

L’Internet of Things può rappresentare una via di uscita dalla crisi economica che imperversa sull’Italia da ormai troppo tempo?
L’Italia ha un’economia in ripresa moderata, non cresce molto ed è ancora il fanalino di coda nell’Europa. Questo Paese ha un grosso problema che è il debito pubblico: solo a giugno 2017 si aggirava sui 2.281,4 miliardi, dai 2.278,9 miliardi di fine maggio (fonte Soldionline.it). Prima di pensare che possa essere un’opportunità per l’Italia, aspetterei un dibattito forte e aperto con Susanna Camusso e Maurizio Landini sul tema IoT applicato alla produzione, e come questo possa costituire una minaccia per i posti di lavoro. Sono convinto che per la categoria dei benestanti sarà un grosso vantaggio perché potranno riqualificare il proprio lavoro, potranno reinventarsi, in quanto avranno la possibilità economica per farlo. Per gli operai questo sarà molto difficile e saranno proprio quelli che verranno man mano sostituiti dalle macchine.
Il sovvertimento in atto è già realtà, siamo nell’era dove è possibile che le auto guidino da sole o del pigiama wearable, che può dare informazioni sullo stato di salute del bambino. Alexa Amazon è un altro esempio della rivoluzione che stiamo vivendo. Alexa Amazon è la soluzione di Voice Recognition che si appresta a diventare il sistema operativo dell’IoT. Ripeto, ci sono luci e ombre per l’economia mondiale: da un lato grande vantaggi per chi se lo può permettere, ma anche minacce per i posti di lavoro.

Lei conosce molto bene l’America e l’Italia, possiamo dire la sua seconda patria. Cosa porterebbe in Italia dell’America e cosa porterebbe in America dell’Italia?
In Italia porterei lo spirito di squadra e la competitività, che da quello che vedo scarseggiano. Invece dall’Italia porterei in America lo spirito sociale, nella fattispecie il sistema sanitario italiano che reputo uno dei migliori: in America è noto come il sistema sanitario escluda decine di milioni di americani e ora Trump vuole togliere la copertura sanitaria a 32 milioni di americani con il tentativo di abolire l’Obamacare.

Sono molti gli Italiani che vanno in America perché la loro idea di business è più apprezzata che in Italia, è davvero così? L’America è un Paese che offre di più a livello economico? Anche alla luce delle indagini che ha condotto per il suo ultimo libro “Questa non è l’America” (Newton Compton Editori).
Ci sono diverse Americhe: nel mio libro ho voluto descrivere quell’America lacerata, impaurita e rabbiosa che accetta odio, l’America del razzismo, quell’America di un Trump che sta cancellando molte cose. Nonostante ciò continua a rimanere una superpotenza mondiale ed è questa parte dell’America che è piena di opportunità. Penso che ogni giovane italiano debba vivere almeno due-tre anni in California per attingere ad un’esperienza che in Italia ancora non esiste e che può capitalizzare al suo rientro in patria. In America le banche finanziano le idee, in Italia no. In America esistono le venture capital che possono darti 10 mila dollari per finanziare un progetto, cosa che in Italia non succede!

Secondo I-Com (Istituto per la competitività), si passerà dai 5 miliardi di oggetti connessi nel 2015 agli oltre 20 miliardi stimati per il 2020, il 63% dei quali nel segmento consumer. Quindi, un mercato che diventa sempre più evoluto e ingombrante. Come secondo lei questo influenzerà le politiche delle aziende italiane?
Basta prendere esempio da Alexa Amazon: io nella casa in America ho Alexa, a cui chiedo di accendermi la macchinetta del caffè, di dirmi come sarà il tempo, il traffico, chiedo di farmi ascoltare i Rolling Stones, chiedo a lei mille cose. Questo in America, l’Italia invece è indietro. L’ America può essere una buona scuola per il giovane che si appresta a entrare in questo ambito e le aziende italiane dovranno rivedere i propri modelli se non vorranno scomparire: ci sarà un processo darwiniano che stabilirà chi sopravvivrà.

E il Governo italiano, invece, che politica dovrebbe adottare per agevolare e regolamentare questa crescita?
Bisogna avere un governo stabile e forte prima di tutto. Procedere agendo dalla base, per esempio da Internet con la banda larga su tutto il territorio. Questo darà l’opportunità per evitare di scomparire ed entrare nel processo darwiniano di cui sopra. Bisogna prepararsi. Amazon, per esempio, sta costruendo in Liguria un nuovo sito per la logistica che darà 600 posti di lavoro e che avrà un servizio di consegna di massimo due ore. Sicuramente i piccoli negozi intorno a quel polo logistico ne risentiranno. L’Italia dovrà adattarsi! In tutto il mondo si stima che si perderà il 40 per cento dei posti di lavoro nei prossimi 20 anni. Il Governo italiano a mio avviso deve offrire sgravi fiscali per i progetti dedicati alla tecnologia, deve incoraggiare le banche a finanziare i progetti dei giovani. Ma dico anche di essere poco ottimista e che il tutto non accadrà in breve tempo. Se penso all’energia dei giovani di Bangkok e Shanghai, qui mi viene spontaneo pensare che i risvolti positivi dell’IoT ci saranno molto presto.

Quali sono le politiche americane nei confronti dell’Industria 4.0?
In questo momento in America c’è molta confusione la politica che invece sta facendo il ministro Carlo Calenda, sugli incentivi all’Industria 4.0 è un’operazione molto appropriata. Sono convinto che l’America dovrebbe prendere spunto dal ministro italiano, una delle poche persone che sta facendo passi significativi per l’Industria 4.0, probabilmente perché non ha delle radici politiche.Trump sta cancellando la neutralità dell’America, sta eliminando la libertà di espressione degli Americani.

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