GENERAL ELECTRIC – Il più grande rischio dell’IoT? Non investire affatto

GENERAL ELECTRIC – Il più grande rischio dell’IoT? Non investire affatto

Industrial Internet of Things: la visione di Corrado Giussani,di GE Digital

L’IoT parte prima di tutto dalla cultura aziendale: è quello che sostiene General Electric. Un’apertura mentale può far partire un cambiamento diventato necessario per far fronte alle nuove esigenze del mercato. Prodotti e servizi più performanti che richiedono dei processi tecnologici più avanzati con un margine d’errore sempre più basso.

Quali sono le novità Internet of Things che General Electric (GE) sta mettendo in campo?
GE è riconosciuta come azienda leader di soluzioni basate su Internet per il mondo industriale, da analisti industriali come Gartner e Forrester per due motivi principali. In primo luogo per la sua forte esperienza e credibilità nel mondo industriale: la società ha infatti 125 anni di storia ed ha posizioni di leadership nei settori produzione e trasporto di energia, petrolio e gas, aviazione e apparecchiature per la diagnostica medica. In secondo luogo, GE è riconosciuta per la forza della sua piattaforma industriale di Internet, chiamata Predix.

Già da qualche anno avete adottato all’interno della vostra organizzazione l’attuazione dei concetti dell’Industrial Internet of Things. Da dove nasce e cosa significa?
Dal 2014 GE è stata un membro fondatore del consorzio per l’Industrial Internet (IIC Industrial Internet Consortium), il cui scopo è promuovere lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie di IIoT (Industrial Internet of Things). Lo IIC definisce Internet industriale l’Internet delle cose, delle macchine, dei computer e le persone, che permette alle fabbriche di diventare intelligenti attraverso l’uso di analisi avanzata dei dati, per ottenere trasformazioni importanti anche nel modo di fare business e non solo nel modo di produrre.

In quali settori state lavorando maggiormente?
Abbiamo circa 100s Apps su Predix ma ci sono due “killer app” che pensiamo stiano cambiando il modo di lavorare dell’industria. La prima è chiamata APM (Asset Performance Management) orientata alla gestione delle prestazioni di Asset. APM mette a disposizione una visione completa e integrata dei loro beni e attrezzature a tutti i livelli, permettendo processi decisionali migliori e più intelligenti. A completamento della soluzione APM abbiamo poi la gestione delle attività di assistenza e manutenzione in campo. Una volta digitalizzate le macchine, il passo successivo è digitalizzare processi e attività del personale che li deve manutenere. Per ridurre costi ed eliminare tempi morti, le industrie richiedono sempre più uno spostamento da un modello reattivo di servizio correzione/rimozione del guasto ad un modello predittivo. La nuova soluzione FSM (Field Service Management) fornita da ServiceMax a GE Digital company, gestisce tutte le attività per una mano d’opera pronta e preparata, mettendo a disposizione in modo completamente automatizzato gli ingegneri giusti per una specifica attività e nel momento opportuno.

E come avete approcciato l’introduzione di tecnologie di IoT?
Circa un decennio fa il cliente di una nostra divisione ci ha detto che un’azienda di software poteva offrire una soluzione che avrebbe migliorato le prestazioni sulle nostre turbine a gas grazie all’analisi dei dati che venivano generati dalle nostre macchine. La nostra reazione è quindi stata pensare che nessuno conosce le nostre macchine meglio di noi! Abbiamo focalizzato le nostre abilità e le competenze del software industriale nella direzione di raccolta, gestione e analisi avanzata dei dati, con le migliori tecnologie software e strumenti per l’analisi predittiva. Abbiamo indirizzato i nostri sforzi nella direzione dei big data, nella gestione di Asset model, Digital Twin, Cloud come base per una nuova infrastruttura informatica al servizio delle applicazioni industriali. Una cosa fino a quel momento non ancora disponibile. Abbiamo perciò deciso che saremmo diventati i più bravi. Abbiamo assunto i migliori talenti dell’industria del software compreso Bill Ruh, il CEO di GE Digital e CDO di GE ed abbiamo investito nella costruzione della piattaforma per Industrial Internet, Predix. Piattaforma che è diventata la base di tutte le applicazioni industriali di General Electric. Grazie a Predix in GE abbiamo raggiunto incrementi alla produttività che hanno permesso risparmi 500 M$. nel 2015 e 730 M$. nel 2016. Pensiamo di fare lo stesso nel 2017 e prevediamo di raggiungere il miliardo nel 2020. Per i nostri clienti, le soluzioni sviluppate finora hanno portato miglioramenti stimati della prestazione del 20% attraverso tutte le attività di GE, che si traduce in circa 8,6 trilioni di dollari nel valore su base annua.

Ci sono dei rischi che le aziende devono prendere in considerazione quando decidono di investire in questo settore?
Pensiamo che il più grande rischio consista nel non investire affatto. A volte può essere difficile conoscere quale possa essere il miglioramento di produttività che si potrà ottenere. La nostra raccomandazione è attivarsi comunque partendo con progetti piccoli per poi scalare velocemente. Questo è un approccio tipico del mondo delle nuove tecnologie dove è importante provare, ripetere e imparare velocemente. Le aziende, inoltre, devono anche imparare a crescere velocemente, ed ecco perché la piattaforma Predix è così importante, perché è aperta e può collegare sistemi nuovi, macchine da altri produttori e tutta la loro base installata.

In Italia avete avviato qualche progetto? Di cosa si tratta?
Abbiamo una serie di referenze in Italia, ma vorrei ricordarne due: un cliente ed una interna GE. Con il nostro cliente A2A, una tra le più grandi società italiane di multi-utility, abbiamo contribuito a modernizzare la loro centrale elettrica di Chivasso affinché potesse rispondere meglio a richieste di domanda di energia e per migliorare la produttività in un mercato sempre più competitivo. Lavorando a stretto contatto con gli ingegneri di A2A, abbiamo contribuito a implementare il software che ha riportato l’impianto in produzione, facendo diventare le sue turbine a gas tra le più efficienti della flotta di GE, permettendo ad A2A di essere uno degli impianti più flessibili in Italia, una caratteristica essenziale per rispondere all’esigenza di picchi di domanda di elettricità rapidamente. Il tutto con impatto ambientale minimo. Altro caso si riferisce al nostro impianto Oil&Gas di Firenze, vera e propria ammiraglia delle attività General Electric, certificata come Brilliant Factory, in cui la digitalizzazione ci ha permesso di aggiungere un’intera nuova linea di produzione in un sito che era già molto competitivo, senza costruire una nuova area di produzione o aggiungere nuovi turni, con un risparmio di milioni di euro.

Qual è l’identikit dell’imprenditore italiano che decide di digitalizzare la propria azienda?
La nostra esperienza ci porta a dire che ci sono 3 profili chiave nella digitalizzazione – il CEO, il COO e CIO o CDO. Il processo deve partire dai vertici aziendali perché la digitalizzazione non riguarda solo la tecnologia, ma anche cultura aziendale. A coloro che sono interessati ad approfondire la trasformazione affrontata da GE consiglio di leggere il nostro Digital Transformation Playbook, che descrive 5 punti importanti: competenze e modello di funzionamento, dati ed infrastruttura, ecosistema e collaborazione con partner, talento e cultura del digitale ed infine innovazione del modello aziendale. Questo è il segreto della nostra trasformazione ed è ciò che proponiamo ai clienti in tutto il mondo.

Secondo lei, parlando di IoT, che cosa si dirà tra qualche anno?
Penso che data l’importanza e l’impatto che I’IoT ha, nel giro di pochi anni queste soluzioni diventeranno così diffuse e normali come è diventato normale per tutti noi usare uno smartphone. La produzione industriale risulterà completamente cambiata e con nuovi equilibri. Con questo vedremo anche che le aziende più aperte ai cambiamenti e in grado di scalare velocemente saranno quelle vincenti.

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