HUMAN RESOURCES 4.0 – Soft skill nel mondo del lavoro e del futuro

HUMAN RESOURCES 4.0 – Soft skill nel mondo del lavoro e del futuro

Lisa Franzoso, HR Manager: lavorare su se stessi come chiave per acquisire valore domani

La sfida imposta da automazione e intelligenza artificiale fa sì che le competenze trasversali, soft o human skill, abbiano spesso la meglio sulle competenze tecniche, hard skill. Le macchine possono prendere il nostro posto su moltissime attività professionali. Così acquisiscono sempre più valore la capacità di lavorare in team, la creatività, l’empatia e l’analisi. Ce ne parla Lisa Franzoso, HR Manager.

Nell’epoca di automazioni e intelligenza artificiale, sarebbe bello poter prevedere oggi cosa studiare per entrare nel mondo del lavoro di domani. Come cambieranno secondo lei le figure professionali?
L’accelerazione dei cambiamenti nel mondo tecnologico sta conducendo e condurrà sempre più velocemente a significativi mutamenti anche nel mondo del lavoro. Domani, l’automatizzazione e il cloud porteranno le macchine a replicare fedelmente azioni umane, anzi saranno dei veri e propri concorrenti: pensiamo ad esempio alle macchine che si sostituiscono ai chirurghi nelle operazioni, o i robot che fanno servizio al tavolo nei locali. E, forse, non riusciamo ancora ad immaginare tanti altri ambiti di applicazione, tanti altri lavori “a rischio”, a causa di una futura concorrenza a bassi costi operativi. Inoltre l’accesso immediato a procedure e dati è un punto di forza senza paragoni per i sistemi intelligenti, che da questi potranno attingere per simulare comportamenti umani. I lavori del futuro saranno necessariamente basati su competenze strategiche che distingueranno l’essere umano dal robot, quindi strettamente legati ad analisi complesse, interpretazioni, attività creative e di ingegno, come attività legali, ingegneristiche e di ricerca scientifica.

Digitalizzazione fa rima con semplificazione: in uno scenario professionale in cui la tecnologia semplifica e velocizza le operazioni più ripetitive a tutti i livelli aziendali, quali sono le competenze da valorizzare e che le aziende si stanno preparano a cercare?
Come spiegato, l’uomo sarà sostituito da macchine nelle attività lavorative che comportano perlopiù standardizzazione e ripetizione. È qui che le competenze trasversali avranno maggiore impatto ed acquisiranno ulteriore peso e valore. Per distinguersi nel mondo del lavoro, ai veri protagonisti serviranno forti soft skill, come pensiero analitico e sistemico, creatività, spirito di iniziativa, analisi critica, problem solving, leadership, intelligenza emotiva. Tali competenze sono già di grande rilevanza oggi e lo saranno ancora di più nel futuro, in maniera evoluta. Quello che il mercato richiede alle aziende, e quindi indirettamente ai propri collaboratori, è di riuscire a far fronte al cambiamento repentino che ha caratterizzato l’ultimo decennio e che avrà un’impennata negli anni avvenire. Per far fronte a questa richiesta sarà necessario sviluppare flessibilità e propensione al nuovo.

Dati evidenziati da LinkedIn e dal World Economic Forum concordano sulla sempre maggiore rilevanza delle soft skill nelle ricerche da parte dei recruiter. Come HR Manager, conferma questa tendenza?
Assolutamente. In questo momento lo stress, generato dal lavoro effettivo e dal cambiamento delle nostre abitudini mentali, fa spesso da padrone nella vita di ognuno di noi. Con l’evoluzione tecnologica e l’esplosione di Internet e dei social media soprattutto, la mente è continuamente bombardata da informazioni, trovandosi a passare da uno stimolo all’altro in maniera molto celere. Il cervello, in quanto neoplastico, si è fisiologicamente adattato a questa tipologia di ricezione; quindi diventa un plus essere in grado di focalizzarsi sul lavoro, acquisendo consapevolezza nello svolgimento delle attività quotidiane e professionali. In questo contesto può risultare difficile capire a cosa dare priorità e come evitare stati d’ansia. Qui gioca un ruolo importante la capacità di gestire lo stress e di conseguenza il conflitto, poiché in contesti di tensione dovuti al senso di inadeguatezza che caratterizza le fasi di cambiamento, diventa imprescindibile maturare self control ed empatia. Per quanto concerne l’area emozionale, altre competenze fondamentali sono la gestione delle incertezze e delle difficoltà, nonché la capacità comunicativa e collaborativa. Ulteriori soft skill dell’area gestionale che non possono mancare sono capacità organizzativa e di pianificazione, grazie alle quali sarà possibile concentrarsi sul lavoro andando a definire priorità, tempi e metodi. Questo ci permetterà di essere più concreti negli output e sentirci meno inadeguati.

L’80% dei professionisti delle risorse umane intervistato da LinkedIn afferma che le soft skill sono sempre più importanti per il successoaziendale; mentre l’89% evidenzia una mancanza di soft skill tra i dipendenti meno produttivi della propria organizzazione. Anche lei si collocherebbe in queste maggioranze?
Per quanto riguarda la prima domanda, tendenzialmente sì. Uso questo avverbio perché concordo con la maggioranza solo nel caso in cui si tratti di giovani risorse, ovvero dai neolaureati ai collaboratori di 30-35 anni. Sopra questa fascia, invece, ritengo che la proporzione tra hard e soft skill debba essere fifty-fifty, perché l’esperienza capitalizzata negli anni deve avere un peso determinante nelle capacità tecniche in possesso. Rispetto alla seconda domanda, invece, sono pienamente d’accordo: benché non sia plausibile che una risorsa senior sia priva di competenze tecniche, non possono mancare anche quelle comportamentali. Qualora risultassero preponderanti le competenze tecniche, queste stesse verrebbero automaticamente svalutate in mancanza di altrettanto forti human skill: ad esempio in assenza di capacità comunicative e collaborative, abilità di leadership e spirito di iniziativa si rischia di arrivare ad un rallentamento del business seppur dotati di competenze tecniche forti.

Creatività, intelligenza emotiva, gestione dello stress, comunicazione efficace, problem solving. Ci dica cosa non deve mancare nelle risorse che guardano al futuro.
Prima di tutto l’intelligenza emotiva, la capacità di gestire le proprie e altrui emozioni, adattandosi agli interlocutori con empatia. Poi sicuramente capacità di analisi e risoluzione dei problemi complessi diventano particolarmente importanti in un mondo di continui stimoli e conseguente stress, nel quale siamo sommersi da urgenze, cambiamenti, priorità mutevoli e infiniti task. Ricordiamoci che le aziende sono fatte di persone, quindi per la vita, l’efficacia e la funzionalità dei team sono fondamentali soft skill come la capacità comunicativa e di collaborazione, nonché la leadership. Risultano particolarmente focali e distintive dell’essere umano doti creative e di spirito d’iniziativa (inteso come capacità di influenzare attivamente gli eventi, di pilotarli e progettarli). Infine, devono entrare a far parte della mentalità di tutte le risorse la propensione al nuovo e al cambiamento. Dobbiamo consapevolizzarci sul fatto che l’azienda è un ecosistema, e non si può settorializzare qualsiasi decisione o strategia, bensì è necessario contestualizzare ogni azione, valutandone impatti e rischi a livello globale. Questo è sicuramente un presupposto per un’organizzazione sana che si presenta al futuro con un aspetto vincente. Mai come ora, il pensiero sistemico, il pensiero prospettico e la flessibilità, cioè le capacità di possedere una visione d’insieme, essere in grado di prevedere l’andamento dei fenomeni e saper cogliere quando è necessario adattarsi a nuovi contesti, sono soft skill essenziali. Iniziamo subito a lavorare su noi stessi e dimostriamo il nostro valore come persone uniche e inimitabili per prepararci a non perdere mai la nostra appetibilità nel mondo del lavoro di domani

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