SMACT: Fabrizio Dughiero e Giuseppe Mussi

SMACT: Fabrizio Dughiero e Giuseppe Mussi

Il raccordo tra Ricerca e impresa per favorire lo sviluppo tecnologico

Il compito è preciso: portare le aziende nel futuro. SMACT, il Competence Center del Triveneto, fa da raccordo tra il mondo della Ricerca e quello dell’impresa. L’acronimo che dà il nome alla società – che mette insieme 40 tra enti pubblici ed imprese – chiarisce le tecnologie di cui si occupa: social, mobile, analytics, cloud e internet of things. Fabrizio Dughiero è il Presidente del Consiglio di gestione.

Presidente, quale è stato il percorso che ha portato alla nascita di SMACT?
Siamo uno dei Competence Center promossi dal Ministero dello Sviluppo economico e parte di una rete di 8 centri in Italia, la cui attività si appresta a entrare nel vivo. Ma ci differenziamo dagli altri: le tecnologie abilitanti che mettiamo a disposizione delle piccole e medie imprese sono definite dall’acronimo SMACT, pur avendo una particolare spinta per l’internet delle cose. Le esigenze di digitalizzazione delle aziende, infatti, sono state recepite dal MiSE con il piano Industria 4.0. L’ex ministro Carlo Calenda decise di attivare finanziamenti, con le formule del super ammortamento e dell’iper ammortamento, per supportare le imprese negli investimenti in macchinari con le tecnologie previste dallo stesso piano. Sin dall’inizio è stata individuata come cruciale l’attività di orientamento, formazione e sviluppo di progetti di innovazione e ricerca industriale. Questo perché le nostre imprese, non solo le piccole e medie ma anche quelle grandi, sono tendenzialmente in ritardo nel processo di trasformazione digitale. In questo contesto, i Competence Center hanno l’obiettivo di far conoscere alle aziende le tecnologie digitali e illustrarne l’utilizzo concreto per aumentare la produttività e sviluppare nuovi modelli di business.

Da parte del mondo produttivo c’è la consapevolezza dell’importanza di questo cambiamento?
Finora solo il 22% delle piccole imprese, il 30% delle medie e non più del 40% delle grandi ha avviato un percorso di trasformazione digitale. Chi non si adeguerà rischia di trovarsi in difficoltà. Ecco perché è fondamentale l’attività di orientamento: SMACT e gli altri Centri di Competenza devono permettere alle aziende di toccare con mano le nuove tecnologie di Industria 4.0, rendendole fruibili. Noi ci rivolgiamo alle aziende a partire dalle Pmi con 30-40 dipendenti. Stiamo cominciando a ragionare con le associazioni di categoria, perché possano esserci piani comuni a più operatori. Non solo: i nostri progetti godranno di un cofinanziamento da interventi del MiSE e saremo in grado, attraverso bandi di evidenza pubblica, di cofinanziare determinati interventi fino al 50%.

Tra gli ambiti di azione, riservate particolare attenzione all’Internet of Things (IoT). Come si svolge in concreto il vostro lavoro?
Ci rivolgiamo alle aziende con questi precisi obiettivi: orientamento, formazione, progetti di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo. Nello specifico dell’internet delle cose, il nostro compito è far capire alle aziende quale uso poter farne: IoT, ad esempio, significa anche manutenzione predittiva. E allora occorre ragionare su un progetto e utilizzare i sensori adeguati che poi produrranno dati. All’azienda servirà una persona che conosca quella tecnologia e che valuti i dati per estrarne risultati utili. In sintesi: i sensori IoT collegati producono dati, il cloud li raccoglie, analytics li elabora, chi li studierà avrà poi il compito di tradurli in azioni concrete nei confronti del processo o del prodotto.

Qual è il vostro valore aggiunto e perché un’azienda dovrebbe credere in voi?
Un’impresa ha bisogno di qualcuno che abbia le competenze specifiche per accompagnarla in un determinato percorso di progettazione. Quel qualcuno è costituito dai nostri ricercatori universitari. SMACT è in grado di predisporre un progetto di innovazione basato sulle richieste dell’azienda stessa dall’inizio alla fine e per tutte le componenti: ricerca, software e anche hardware, grazie alla partnership con realtà del settore. Non si tratta soltanto di rendere operativi progetti di innovazione e farli diventare processo o prodotto. SMACT è in grado di fornire un pacchetto “chiavi in mano”, formando anche il personale. Questo perché non ha senso avviare un processo di innovazione senza avere personale formato capace di gestire i cambiamenti.

La collaborazione tra università e imprese è indice di innovazione da parte di entrambe?
Il coinvolgimento delle università è da decenni prassi nei Paesi anglosassoni, in Italia arriviamo in ritardo. Il ruolo degli atenei è fondamentale: i Competence Center fanno da ponte tra università e impresa in modo da creare un vero ecosistema di open innovation. Inoltre, la risposta del mondo universitario è stata ottima e siamo riusciti a riunire tutte le 9 università del Triveneto.

Cosa può raccontare dei progetti in essere e di quelli futuri?
Per noi è fondamentale la costruzione delle live demo: per dimostrare sul campo come funzionano le tecnologie dobbiamo creare dei veri “casi scuola”, in modo che un’azienda possa vedere un processo e capire come utilizzare i dati. Abbiamo raccolto le segnalazioni delle aziende partner per capire quali strade percorrere. Lavoriamo su idee interessanti dall’IoT alla manutenzione predittiva fino al a riconoscimento vocale. Si tratta di sfide importanti per i ricercatori delle nostre università.

 

INNOVARE CREANDO SINERGIE CON LE UNIVERSITÀ: EUROSYSTEM ENTRA IN SMACT

Eurosystem entra a far parte di SMACT. Perché questa scelta?
Siamo un’azienda di consulenza informatica nata a Treviso 40 anni fa; non potevamo trascurare un progetto di tale portata sul territorio. Soprattutto in questi ultimi anni, in cui siamo diventati un Gruppo di più società, abbiamo capito l’importanza del confronto e dell’apertura verso l’esterno. Diverse competenze da cui nascono nuove sinergie: è il motivo che ci ha spinto a diventare soci di SMACT. Da diverso tempo ci rivogliamo alle aziende con un’offerta software sulle soluzioni per l’Industria 4.0: le nostre competenze come software house sono il punto di partenza per questa collaborazione.

Qual è il primo progetto a cui volete dar vita con questa collaborazione?
Grazie al sostegno delle ricerche universitarie, lavoreremo per la creazione di un nuovo modello organizzativo legato alla vendita che possa essere sfruttato dalle aziende specializzate in lavorazione e vendita del caffè. In questo modello sarà centrale il ruolo del nostro software gestionale Freeway® Skyline, grazie al quale verranno coordinati i processi di automatizzazione. Da anni infatti sviluppiamo con successo questo software dedicato alle aziende del caffè. L’obiettivo è far sì che la Business Intelligence diventi driver di innovazione per la torrefazione del futuro, attraverso una reingegnerizzazione dei processi (BPM).

Quali step e quali obiettivi per questo progetto?
Abbiamo tradotto tutte le nostre idee in questi obiettivi: avviare un processo per valutare la ridefinizione dei modelli di business nel settore delle torrefazioni; predisporre strumenti di analisi, predizione e automazione innovativa; fornire una piattaforma cloud-centrica per la filiera cliente, fornitore, terzista; creare percorsi di studio mirati a formare risorse con competenze specializzate.

Quali sono i vantaggi di collaborare con le Università?
Qui si parla di 8 atenei, 2 centri di ricerca, la Camera di Commercio di Padova e 28 aziende di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Quindi un team molto vasto dal cui confronto non possono che nascere progetti innovativi. Sicuramente il fronte “Università – Ricerca” è quello più vivace, ma l’unione di diverse realtà e competenze è la vera chiave di volta per far crescere la cultura digitale delle imprese attraverso nuove soluzioni e un’adeguata formazione. Si pensi alla forza di 155.000 studenti, 6.000 ricercatori e 300 brevetti, che assicurano competenze e know-how, unita all’esperienza sul campo delle imprese: crediamo che questo sia il modo giusto per avviare su grande scala l’innovazione digitale delle aziende, fino ad oggi diffusasi in modo frammentario e disomogeneo.

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