TREVISO BASKET – Storia di una rinascita

TREVISO BASKET – Storia di una rinascita

Audacia, passione e spirito di squadra: la formula del successo

Lo sport e il fare squadra sono la traccia che caratterizza tutta la sua vita. Paolo Vazzoler è stato tra i fondatori del Treviso Basket e oggi ne è anche
Presidente. La squadra che, nata dalla chiusura della Benetton Basket, in soli due anni passa dalla Promozione alla serie A con un record di 4.200 spettatori alla prima partita, un’intera città e la sua Provincia coinvolte, 70 aziende consorziate, l’acquisizione di due vivai con oltre 250 giovani atleti. E oggi, i numeri di questa straordinaria storia di successo, sono ancora cresciuti: le aziende coinvolte nel Consorzio sono oltre 150, quelle sponsor 87, i ragazzi delle giovanili più di 700 ed il pubblico al palazzetto ha una media che sfiora le 5.000 presenze.

Riportare il Treviso in serie A e sfatare il tabù dei play-off: passione e tenacia sono stati alla base di questo successo? O avete un’altra formula da svelarci?
Umiltà e lavoro. È sempre stata chiara la mission e la nostra aspirazione, così come la necessità di non dimenticare da dove siamo venuti. Quest’anno siamo riusciti a far sì che ciascuno rinunciasse a un po’ di se stesso per il bene comune, migliorando individualmente giorno per giorno: la squadra ne ha beneficiato come mai prima. Possiamo aggiungere che la spasmodica cura di ogni dettaglio ci ha permesso di vincere a pochi mesi di distanza la Coppa Italia e i play-off per la promozione.

Scompare la gloriosa Benetton Basket e un gruppo di imprenditori appassionati e uomini storici del basket trevigiano fondano il Consorzio Universo Treviso, proprietario al 100% del club. Ci racconti di questo 4 luglio 2012.
4 luglio, come spesso capita, è solo la data che ricorda la fine di un’illusione e l’inizio di un viaggio che ci ha portato dove siamo ora. In realtà, nelle concitate settimane precedenti e in quelle immediatamente successive, è accaduto di tutto: dall’acclamazione del salvataggio da parte di un imprenditore trevigiano sfumata nell’arco di un week end, ai ricorsi federali, dai vani tentativi di ripescaggio a querelle infinite con i diversi stakeholder. La razionalità e l’analisi della situazione oggettiva avrebbe portato chiunque a rinunciare, ma la pazzia di pochi si è trasformata in atto d’amore di molti e allora, nonostante l’amarezza, abbiamo provato a ripartire. Si potrebbe scrivere un libro su quel periodo, ma le parole farebbero fatica a descrivere il frenetico e convulso tentare ogni soluzione possibile fino a capire che saremmo dovuti ripartire dal fondo. La voglia di rivalsa e di dimostrare che si saremmo riusciti sono stati forse i primi e più energetici carburanti per cominciare.

Da quel giorno è iniziata la vostra sfida alla crescita, fatta di fatiche, determinazione e anche tanta passione di dirigenti, giocatori e tifosi. Come sono stati i due anni che hanno seguito la vostra nascita?
La razionalità e l’analisi della situazione oggettiva avrebbe portato chiunque rinunciare, ma la pazzia di pochi si è trasformata in atto d’amore di molti e allora, nonostante l’amarezza, abbiamo provato a ripartire. Il primo anno abbiamo vissuto sulle ali dell’entusiasmo popolare con un gruppo di ragazzini accompagnati da vecchie glorie del passato. Abbiamo giocato in tutti i palazzetti della provincia di Treviso e Belluno ed è stato bellissimo. Vincere i play off a Quinto è valso per tutti: giocatori, staff, tifosi come la finale di Eurolega. Il transito in serie B con una wild card è considerato da tutti una fase transitoria perché il vero inizio verrà solo l’anno successivo, con il ritorno al PalaVerde e la serie A2.

Cosa significa per voi società e per i giocatori disputare gli incontri al PalaVerde? Possiamo quasi chiamarlo il “tempio” dello sport trevigiano e dei livelli nazionali a cui è arrivato.
La casa dove la storia della pallacanestro a Treviso si è svolta negli ultimi 35 anni. Dal 1984, anno dell’inaugurazione, il PalaVerde è sempre stato sinonimo di basket e di successi. Orgoglio per la società e per la città intera. La serie di gagliardetti appesi al soffitto ricorda a chiunque entri quante battaglie e quante vittorie si sono celebrate. Rimane uno dei più bei palazzetti d’Italia, ma a renderlo unico, questo gigante di cemento, sono le oltre 5.000 persone che ogni domenica lo riempiono e i giocatori che con la maglia di Treviso vanno in campo. 

Il pubblico di tifosi non vi ha mai abbandonato, anzi è cresciuto. Ve lo aspettavate? Che ruolo ha giocato questa forza umana?
Non possiamo dimenticare la risposta della città e della provincia nel momento della sottoscrizione popolare, quando il basket a Treviso sembrava destinato a morire. È stato sufficiente che pochi provassero a correre per costruire qualcosa, che subito a decine, centinaia, migliaia alla fine si trovassero a correre con gli stessi valori, la stessa passione. Spesso si legge che il pubblico ha fatto da sesto uomo in campo e a Treviso, per fortuna, questo accade spessissimo. I giocatori sanno che devono meritare il supporto dei loro fan impegnandosi al massimo, i tifosi sanno che il loro incitare è adrenalina pure per chi sta in campo.

Qual è la portata di Treviso Basket oggi? Non abbiamo ancora parlato del settore giovanile…
Se la spinta a ripartire è venuta dalla passione della gente, la ratio del nuovo inizio sono stati proprio i ragazzini. Non nego di aver sognato che un giorno, un ragazzino come lo sono stato io, potesse uscire da trevigiano quale capitano della squadra della sua città. Oggi sono 700 i bambini che giocano con i nostri colori e se è vero che gli annali ci ricordano perché abbiamo vinto un campionato under 20, a noi piace di più pensare che stiamo aiutando tanti bambini a vivere il loro sogno e a crescere.

Anche sulla base della campagna acquisti fatta, qual è l’obiettivo che quest’anno vi ponete in termine di risultati?
Se umiltà e lavoro ci hanno contraddistinto sin dal primo giorno, non vedo perché cambiare proprio ora. Dobbiamo consolidarci, la Serie A1 è diversa dalla A2; dobbiamo giocare ogni singola partita come fosse una finale e giorno per giorno acquisire sicurezza. Non possiamo dimenticarci che molti dei ragazzi sono all’esordio nella massima categoria: noi crediamo molto in loro e loro devono imparare a credere in se stessi, come squadra prima che come giocatori.


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